Laccadive, le isole ancestrali

18 agosto, 2014 nessun commento


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Un viaggio che richiede tre requisiti: trasformarsi in neo-essenzialisti, bagaglio leggero e voler davvero staccare la spina.

Un’ora e mezzo d’aereo dall’India. Dall’aeroporto di Agatti Island con bagaglio leggero, un’altra ora e mezzo di barca a motore e quando finalmente si ormeggia sull’atollo di Bangaram, per l’unico eco-resort di tipo occidentale, non ci sono giornali, telefoni e tv. Come per i pochi paradisi inviolati rimasti al mondo, appaiono lontane, circondate dal Mar Arabico e arduo è raggiungerle, ma, sorvolando l’azzurro di queste piccole dodici isole, al largo della costa orientale dell’antico Ceylon, si capisce perché n’è valsa la pena.

 

Le conosciamo come “le Maldive di cinquant’anni fa” e il paragone non è per nulla azzardato. L’arcipelago di Lakshadweep, Laccadive per noi italiani, è fatto solo d’acqua, fulgenti spiagge e fondali “onirici” per la loro policroma bellezza.

L’ultima celebrity che vi è approdata? Charles Darwin; attrazioni turistiche? Nessuna, se si escludono gli alberi di cocco, milioni d’alberi di cocco, più numerosi degli abitanti (circa sessantamila) e la pesca; non è l’Isola dei Famosi, è il luogo eletto per quell’inferiorità numerica di viaggiatori in fuga dagli standard turistici troppo noti e affollati, che si spingono fra questi dodici atolli, per staccare sul serio la spina. Per novelli Robinson la lista è più che sufficiente: tre lunghissimi reef, cinque banks (terre emerse), isolotti cangianti che appaiono e scompaiono secondo i capricci delle correnti; non serve altro.

L’unica impronta storica risale a una leggenda di un antico naufragio di pellegrini, diretti nel nuovo mondo e arenati proprio a Bangaram. Ripreso il viaggio verso Malabar, furono i soli a rivelare la rotta per le nuove isole. La scoperta attirò i portoghesi, scacciati (o uccisi col veleno), a furor di popolo per aver imposto esose tasse sull’importazione del riso, poi gli inglesi che vi rimasero dal diciottesimo secolo fino all’indipendenza indiana.

Eppure, mai nessun colonizzatore, ufficiale di rotta, evangelizzatore, predicatore indù o musulmano, ha lasciato templi, corti principesche, tombe e mausolei degni di nota; neppure nella capitale delle Lakshadweep, Agatti.

Quando si approda sul lato est di Bangaram, sulla spiaggia bianchissima appaiono come d’incanto i trenta bungalow essenziali del Bangaram Island Resort. È l’unico, dell’intero arcipelago, approntato ai sessanta clienti occidentali e tale è il numero chiuso per l’accesso a questi paradisi incontaminati. La legge per la tutela è molto rigorosa, ci sono lunghe liste d’attesa per concedersi il sogno delle Laccadive.

Il solo eco-resort dell’arcipelago appartiene a una piccola catena d’alberghi keralesi, Cgherth, creata da una famiglia locale, ìthe Dominicsî, che hanno come mission, una tipologia di viaggi votata alla cura della persona: dallo yoga, alla tecnica ascetica, dell’ayurveda, al cibo organico e biologico, dalla difesa attiva di un ambiente straordinario, al riciclaggio delle acque, al risparmio energetico. E sono davvero pochi quelli che possono competere con l’autorevolezza di questo progetto. L’acronimo che li contraddistingue è eloquente: la terra (earth) che sia C (come clean), G (come green), H (come healthy).

Intorno a Bangaram e dinanzi al resort, c’è la laguna abbracciata dalla barriera corallina e tre piccoli atolli, Thinnakara, Parali 1 e 2. Questi fazzoletti di sabbia e palme con qualche capanna – abitazioni temporanee dei proprietari delle piantagioni che sopraggiungono di tanto in tanto, per la raccolta dei cocchi e del coir, la fibra sfilata dai gusci – diventano meta prediletta per le escursioni con le barche dell’hotel. Gli scenari marini più belli sono custoditi fra gli isolotti Parali, lungo le anse e i bassi fondali del lato sudoccidentale.

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Il versante orientale è il più comodo per nuotare, lo snorkeling e per incontri ravvicinati con tartarughe, razze, pesci pappagallo. Si organizzano anche battute di pesca a barracuda e tonni, bottino che va poi affidato al cuoco e gustato a cena, sul barbecue della spiaggia, con fuochi e danze tribali. È disponibile un centro diving con le attrezzature complete, è impossibile, infatti, portare mute e pinne, per non appesantire oltremodo il bagaglio di per sé già limitato.

In altri paesi e in differenti situazioni, i turisti hanno un ventaglio di cose da fare. Diversamente, alle isole Laccadive, gli ospiti ricevono un elenco dettagliato di ciò che non si può fare. Dal divieto di sporcare mare e spiagge a quello di raccogliere coralli e cocchi, che appartengono agli abitanti delle isole; proibiti anche il nudismo e consumare bevande alcoliche fuori dall’hotel, perché gli abitanti dell’arcipelago sono musulmani. L’intrattenimento prevede soltanto documentari subacquei e per scelta, non esistono telefoni e giornali che possano restituire la routine quotidiana; le camere sono eleganti e, allo stesso modo, di un’essenzialità monacale; il centro ayurvedico ha comunque un carnet ricco di ben diciassette trattamenti diversi e personalizzati.

Le Laccadive, isole ancestrali, sono luoghi per viaggiatori neo-essenzialisti, innamorati del mare, dell’avventura, dei tropici e del loro fascino più autentico e inviolato.

di Liliana Adamo