In crociera fra amici nel Mediterraneo

12 settembre, 2013 nessun commento


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Se si potesse riassumere in un’unica frase la trama l’ultimo romanzo di Mario Caccavale, Vite Doppie edito da Mondadori, parleremmo di un intreccio di storie segrete, narrate coralmente dai protagonisti che, in crociera sul Mediterraneo, vengono sequestrati da un gruppo di criminali.

Islands ha incontrato Mario Caccavale, giornalista di “razza”, noto oltre che per i suoi romanzi anche per le inchieste svolte per diversi quotidiani e settimanali sulle nuove frontiere della scienza, sul made in Italy, sul costume, sulla cultura e sullo spettacolo.

Le due maschere di gesso sulla copertina e il titolo di per sé ambiguo, Vite doppie, a lei non paiono un richiamo a Sigmund Freud, al conflitto fra l’essere e l’apparire?
Non c’è dubbio. Il fondatore della psicoanalisi sembra far capolino sullo sfondo di quella copertina e di quel titolo. Sembra… Vite doppie è la storia di un viaggio, di una crociera fra amici di liceo che si ritrovano dopo molti anni, ognuno con la propria esperienza professionale e di vita, attraversa i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, cioè la geografia e la storia del nostro sapere.

La doppiezza è una delle possibili chiavi di lettura dell’antropologia Mediterranea?
Il mio romanzo non è scritto stando sul lettino di un analista, né è un’escursione nello studio di un sociologo. Non saprei neppure definirli, i doppi. Sono il Signor A e il Signor B nella stessa persona? O tanti Signor A, l’uno diverso dall’altro, nello stesso individuo?

Il romanzo pone però il tema della doppiezza degli individui e dei popoli che abitano i paesi che si affacciano su questo mare.
Non so se l’ambiguo rapporto fra l’essere e l’apparire si possa definire un fattore dell’antropologia mediterranea. Certo i personaggi del libro e le figure che loro incontrano nel viaggio sono in conflitto con se stessi e con gli altri. Chissà se l’antico processo di civilizzazione dei popoli e degli individui mediterranei non abbia contribuito all’arte di nascondere i volti veri dietro le maschere dell’apparire.

La crociera, il vivere di quattro amici per lunghi giorni nello spazio limitato di uno yacht, può assimilarsi a una terapia individuale e di gruppo?
Nel nostro tempo i viaggi, le vacanze, sono una fuga da se stessi, dagli altri, dalla routine, dal nostro scontento. E tuttavia spesso tradiscono la ragione per cui, senza esserne consapevoli, li affrontiamo.

Tradiscono…
Nel viaggio, nelle vacanze, ci imbattiamo nelle stesse persone e nelle stesse questioni da cui vorremmo evadere, fino a ritrovarci quelli che siamo sia pure in località esotiche.

Non serve viaggiare, andare in vacanza, allora…
Dipende da cosa si cerca lasciando i propri amici, le proprie case e città. Se si cercano novità assolute, vacanze totali dal presente, insomma esplorare un altro mondo e un altro tempo, si può restare delusi. È il contrario se ci si immerge nelle persone che casualmente si conoscono e nei luoghi che si visitano e si cerca di penetrarli e non limitarsi a catalogare nozioni e immagini, vale a dire non affogare nella dimensione turistica del viaggio, del vedi e getta di foto e figure.

Gli amici di liceo che si ritrovano sul Money, lo yacht di proprietà di quello di loro che ha fatto il salto, sono figure che ne richiamano altre del presente più che del passato.
Tutti i protagonisti di questa storia sono coinquilini o colleghi d’ufficio o connazionali del nostro tempo. Partiti per una vacanza di evasione vivono un’esperienza di reclusione. Nulla si può programmare ai nostri giorni, gli agguati dell’imprevedibile sono un dato del nostro tempo. E fuggendo dal tran tran si rischia di finire nelle grinfie dell’Ego o dell’altro. Tanto vale accettare se stessi e il prossimo e farsene una ragione. La nostra è una stagione rivoluzionaria quanto mai interessante da osservare e vivere.

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