Maldive Under water

1 settembre, 2014 nessun commento


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“La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove​ esperienze, e quindi non esiste gioia più grande​ ​dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso…”

(dal film Into the wild)

La giornata ideale in un atollo alle Maldive? La risposta giusta per me è: 12 ore over water e 12 ore under water. Sono sempre stata un’amante degli ambienti “sotto-marini” quindi sarò forse un tantino di parte se vi dico che è davvero il paradiso visto in cartolina? Eh già, non delude le aspettative perché è un’esperienza unica. E una volta messi i piedi in acqua è difficile tornare indietro. Basta guardarsi attorno per desistere alla vita “a terra”: basta fermarsi ad osservare i paguri muoversi velocemente lungo la spiaggia. Sono di varie dimensioni e fanno su e giù, dal bagno-asciuga alla riva e viceversa. Pare quasi che sia il mare a decidere quanto farli crescere prima di lasciarli andare verso il reef. Pesci multicolore dalle forme più bizzarre, fanno capolino tra i coralli…

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Tutti a poche pinnate da me. È un sogno? No, è la realtà. Ed è reale anche la sensazione che provo immersa qui… Travolta da quel senso di libertà mentre nuoto leggera sulla superficie, ascoltando solo il ritmo del mio respiro e di tanto in tanto il rosicchiare di qualche grande pesce sui coralli. E quando mi immergo in profondità, ecco che tutto cambia di nuovo perché sento tutto molto di più, i suoni sono amplificati, i “segreti” svelati le emozioni più forti e i sogni realizzati. Nuotare​ e non sapere dove guardare è inevitabile. Non resta che lasciarsi trasportare dalla corrente per godersi uno scenario in continuo movimento, uno degli ecosistemi più ricchi e più antichi del mondo. Basti pensare che alcune tipologie di corallo prima di trasformarsi in “fiori dell’oceano”, impiegano centinaia di anni. E qui avere fantasia aiuta, perché i coralli sono diversi tra loro e assumono forme molto particolari. Alcuni ricordano​ fiori, funghi o grandi alberi. Ad esempio, il corallo nero ha la forma di un fascio di rami sottili e quello arancione di un ventaglio. La forma ​più curiosa è ​quella del corallo cerebriforme che prende il suo nome grazie agli avvolgimenti in superficie simili,​appunto, a quelli del cervello umano. In questi fondali c’è vita! I pesci pagliaccio sono i protagonisti di questo paradiso e nuotare ​con loro mi fa ​sentire come nel cartone animato Alla ricerca di ​Nemo. E come per ​incanto mi ritrovo davanti ad ​un… Amen! Un ameno… anemo…ne, un anemone! ​Ecco, insomma, l’ho detta alla Nemo! Il corallo è ​formato da piccolissimi polipi ​simili agli anemoni ​che, come protezione, costruiscono il loro scheletro (un guscio ​calcareo) e vivono in simbiosi con ​piccole alghe utili ai fini della nutrizione. Dove c’è corallo c’è luce solare, quindi vita. Le ​barriere coralline sono abitate prevalentemente ​da coralli, madrepore, attinie, meduse, spugne, ​stelle marine, ​oloturie, crinoidi, polipi, conchiglie…​Potrei continuare all’infinito e ovviamente   da ​vertebrati. Le diverse ​famiglie di pesci dai nomi ​bizzarri ma evocativi, ​arricchiscono ​i fondali di ​sfumature multicolori.
​Silvia Brugnara
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