Viaggio a ritmo multicolore

7 agosto, 2015 nessun commento


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America, Europa e Africa hanno lasciato le loro tracce nella cultura e nella musica, un riuscitissimo mix di ritmi indigeni mescolati alle influenze dei missionari religiosi e dei conquistatori venuti da lontano. È il riflesso di una ricca diversità, che racchiude numerosi generi tra i quali salsa, cumbia, mariachi, reggae e calipso.

Durante l’epoca coloniale, i monaci insegnarono salmi e villancico della chiesa cattolica agli indigeni, insieme alla copla e a canti popolari del Regno di Spagna. Al tempo stesso la musica importata si arricchiva di influenze locali, principalmente garifuna, nei Paesi di Guatemala, Honduras e Nicaragua, con ritmi, generi e strumenti musicali arrivati dall’Africa, dilagando nella regione centroamericana, caraibica e nordamericana.

Il Guatemala fu una delle prime regioni del Nuovo Mondo in cui fu introdotta la musica europea, a partire dal 1524. La marimba si impose come strumento di musica tradizionale, fondendosi in seguito con altri strumenti di stampo europeo. La sua sua origine non è molto chiara, ma si pensa che sia arrivata con gli schiavi africani durante l’epoca della conquista spagnola: è probabile che questi abbiano replicato i loro strumenti aggiungendo delle zucche o il bamboo come casse armoniche. La marimba è il secondo strumento musicale più antico dopo il tamburo e risuona nel Vecchio Mondo da tempi lontani. Importato nelle Americhe, il 3 settembre del 1996 è stato dichiarato stumento nazionale in Costa Rica, di cui è anche simbolo di cultura e tradizione.

La musica di El Salvador include canti religiosi, in prevalenza cattolici, che risuonano a Natale e durante le feste, soprattutto per commemorare i Santi Patroni dei diversi paesi. Gli stili popolari della musica moderna, invece, presentano tra gli altri salsa, cumbia e merengue.

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Quando Panama si è costituito come Paese indipendente nel 1903, era pervaso da due movimenti musicali popolari ben differenti: la musica tropicale e quella contadina. La prima si sviluppò nella zona di passaggio del Canale di Panama, in particolare nelle città di Panama e Colón. Si caratterizza per le espressioni derivate dalle multiple influenze afro-caraibiche, che hanno portato allo sviluppo di generi diversi, associati alla vita urbana.La musica contadina, invece, conosciuta come tipica, è diffusa principalmente nelle province centrali del Paese (Coclé, Herrera, Los Santos e Veraguas) e si divide in quattro espressioni folkloristiche principali: cumbia, decima, mejorana e tamborito.

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La musica dei Garifuna, Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. I Garifuna, conosciuti anche come Garinagu o Caraibici neri, discendono dagli antichi abitanti autoctoni e dagli schiavi di colore naufragati nella isola di San Vicente. Attualmente molte di queste comunità si trovano in Belize, Guatemala, Honduras e Nicaragua.

Il loro idioma appartiene al ceppo dell’arawak ed è sopravvissuto a secoli di persecuzioni e dominazioni linguische. In questa lingua sono narrati moltisimi úragas, racconti che venivano narrati durante le serate o in grandi momenti di incontro.
La loro musica è incantevole: le melodie uniscono elementi africani e amerindi e le parole racchiudono vere testimonianze storiche e culturali della comunità su temi quotidiani quali la coltivazione della manioca, la pesca, la fabbricazione delle canoe e la costruzione delle case in terracotta. Le loro canzoni hanno una forte componente satirica, sono scandite dal ritmo dei tamburi e si accompagnano a balli molto partecipati.

Si può partecipare alle loro attività sociali, essenziali nella vita delle comunità garifuna. Gli anziani sono gli incaricati di perpetrare le tradizioni, le cerimonie e le feste, sotto forma di racconti orali. Non è difficile comprendere coma mail la lingua, la danza e la musica di questa etnia siano state proclamate dall’Unesco Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità nel 2001.

 

Silvia Brugnara