Basilicata: scoprendo le spiagge di Maratea

12 settembre, 2015 nessun commento


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Sono soltanto poco più di trenta km di costa, racchiusi fra Punta dei Crivi, poco più a nord di Acquafredda, e la Spiaggia “d’a Gnola”, a sud della Secca di Castrocucco.

Eppure sono bastati per far dire al grande Indro Montanelli , in un articolo apparso sul Corriere della Sera nell’ ormai lontano 1957, che ” …forse in Italia non c’è paesaggio e panorama più superbi. Immaginate decine e decine di chilometri di scogliera frastagliata di grotte, faraglioni, strapiombi e morbide spiagge davanti al più spettacoloso dei mari, ora spalancato e aperto, ora chiuso in rade piccole come darsene. La separa da una catena dolomitica, tutta rocce color carnicino, punteggiata di villaggi semiabbandonati, di castelli diruti e antiche torri saracene, un declivio boscoso rotto da fiumiciattoli e torrenti e sepolto sotto le fronde dei lecci e dei castagni”. Stiamo parlando della Costa Tirrenica della Basilicata, in un’unica parola di Maratea.
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Per questa volta, anche per salutare l’estate che va via, ci limiteremo a parlare delle sue spiagge ma ci ripromettiamo di tornare, fra qualche tempo, a parlare del borgo, delle sue sei Torri d’avvistamento anti corsare risalenti al XVI secolo e della Statua del Cristo Redentore, situata sulla sommità di Monte San Biagio, che con i suoi oltre 21 metri di altezza è una delle più imponenti al mondo. Il nostro giro parte da Sud.
Ci lasciamo alle spalle Tortora Marina, che è già Calabria, e siamo alla spiaggia “d’a Gnola”, una lunga distesa di sabbia che termina alle Falde della Serra di Castrocucco, creando una piccola baia che serve da porticciolo. A sovrastarla, il Castello, un interessante nucleo storico abbandonato certamente da visitare.
Proseguendo verso nord una vera chicca è la spiaggetta detta della “Secca”, uno dei più suggestivi angoli della costa. Ricca di scogli, il suo panorama è dominato da “u Tuppu”, un isolotto ricoperto di verde.
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Abbandonando la frazione di Castrocucco ci inoltriamo in quella di Marina. Qui troviamo la celeberrima Cala Grande (o cala “i don Nicola”), oggi comunemente detta spiaggia del Macarro. Siamo proprio di fronte alla Secca della Giumenta, circondanti da un paesaggio di rocce e macchia mediterranea.
Subito dopo, Cala Jannita, conosciuta da tutti colme “Spiaggia Nera” per la caratteristica colorazione della sua sabbia. Avvolta in una fittissima vegetazione si apre proprio di fronte all’isola di Santo Janni. Su questa spiaggia c’è la grotta della Sciabella, attorno alla quale ruota la leggenda della fedigrafa Isabella che l’avrebbe usata come luogo per consumare i suoi tradimenti e che poi, scoperta dal marito sarebbe stata, da quest’ultimo, precipitata nel buco che si apre sulla volta.
Ancora più avanti, poi, Illicini. Un piccolo anfratto roccioso fra gli scogli, da cui si scorge sia l’isola di Santo Janni che quella di Matrella. In mezzo al bosco da cui prende il nome (Illicini, i lecci), popolato da lecci, resi nani dalla salsedine. E Cala Vecchia. Una suggestiva lingua di sabbia posta su un fianco del promontorio. Secondo gli archeologi, nei suoi fondali si trova il relitto di una galea romana, affondata per essersi troppo avvicinata alla costa.
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E a seguire, le spiaggette di Riciulillo, resa recentemente accessibile attraverso una scalinata installata nella roccia, l’Abissu , poco più che una insenatura, e quella, minuscola,di “‘mpedi ‘u citru” (ai piedi dell’albero del Cedro).
Calaficarra, o cala “i don Carlo” è molto frequentata. In realtà si tratta dell’unione di tre piccole spiagge che si sono collegate fra loro a causa dell’avanzamento della linea di costa. ideale anche per romantiche passeggiate invernali, con possibili frequenti soste per esplorare le piccole grotte che si aprono lungo il costone sul lato a settentrione. Proprio al centro si incontra il caratteristico scoglio del Falchetto, dove nidificano i falchi pellegrini che popolano i cieli di Maratea.
Dopo il porto,dove pure ci sono suggestive spiagge, purtroppo non più balneabili, si arriva a Fiumicello, spiaggia rinomata e molto frequentata, sotto la punta dell’Ogliastro, ricca di grotte dove negli anni ’60 lo speleologo Vincenzo Fusco ritrovò i resti di insediamenti paleolitici.
A Cersuta la spiaggia è quella della “Rena d’u nastru”. Posta fra l’abitato della frazione e la roccia dove si innalza la Torre Apprezzami l’Asino. Particolarissima, si è formata nel 1894,quando i materiali di risulta della ferrovia venivano scaricati sulla costa per il tramite di un nastro trasportatore. È suggestivo godersi la luce del tramonto dalla grotta dei Palombi, posta alla sua estremità meridionale.

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Terminiamo il nostro giro ad Acquafredda. Qui, oltre che in alcune spiaggette più piccole, possiamo fermarci alla Luppa di Acquafredda, dove si trova Villa Nitti, residenza che è stata di Francesco Saverio Nitti oppure ad Anginarra, una spiaggia con duecentro metri di bagnasciuga sabbioso, incuneato in uno dei tratti più belli del litorale. Il nome Anginarra viene dal greco e significa “piena di ricci di mare”.
Il nostro giro è finito. Torniamo a casa con gli occhi pieni di incontaminati paesaggi che ci aiuteranno a superare un freddo inverno.
Ma prima ci fermiamo in un bel ristorantino proprio sul mare… per una pausa culinaria a base di Vermicelli cu’ i patedde «vermicelli con le patelle» e Alici a’ scapice «alici alla scapece», per dare ancora un rinforzino all’idea di ritornare…

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