La Fitampoha del Madagascar

19 luglio, 2013 nessun commento


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deux femmes à leur fenetre
Fitampoha: sembra una parola magica e, in effetti, lo è. Stoffe broccate vengono immerse nell’acqua e i volti si colorano di terre d’ambra e di rame sotto il sole del Madagascar. La Fitampoha è infatti una cerimonia tradizionale che viene celebrata ogni cinque anni dagli Sakalava; consiste nel bagno (lungo le rive del fiume Tsiribihina) delle reliquie dei re di questa antica popolazione.

Tramite questo rito i locali esprimono la venerazione verso Andriamisara I, da cui discendono le famiglie reali di entrambi i regni Sakalava, quello di Menabe e quello di Boina.

Il Regno di Menabe risale al XV secolo (zona di Morondava); ebbe un periodo di rapida crescita a partire dal XVI secolo grazie, soprattutto, alle ricchezze derivanti dal commercio con gli Europei. In una prima espansione raggiunse le sponde del fiume Tsiribihina, a nord dell’isola; successivamente, il re Andriamisara I estese il proprio dominio verso est: collocò la capitale a Bengy, sulle rive del fiume Sakalava, da cui avrebbe poi preso il nome l’etnia delle genti di Menabe.

Secondo la maggior parte degli studiosi malgasci, si tratta di una celebrazione le cui origini si perdono nel tempo e che rappresenta, simbolicamente, il mistero della genesi del mondo e la creazione del Regno dei Sakalava.

Durante la rappresentazione si crede che gli antenati siano presenti, oltre che sotto la forma materiale delle reliquie, anche nella persona dei “posseduti”. Vestiti di bianco – simbolo di purezza – e di rosso – simbolo di regalità – i posseduti sono considerati e venerati come i re defunti che incarnano.

Non lasciatevi sfuggire un appuntamento con una storia… ancestrale.

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