Sicilia: tra miti, leggende e tradizioni

18 luglio, 2013 nessun commento


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Tra le più importanti isole del Mediterraneo, la Sicilia da sempre offre uno dei migliori scenari culturali e folcloristici d’Italia, in grado di evocare mille sfumature di emozioni.Teatro di numerose battaglie e dominazioni nonché patria di filosofi, artisti, santi e poeti quest’isola è oggi una terra ricca di fascino.Un luogo di miti, leggende, storie e tradizioni, al limite tra il sacro e il profano, che affondano le loro radici nella cultura greca, nella religione e nelle più diffuse credenze popolari.

Aretusa: il mito più famoso di Siracusa

La Fonte di Aretusa è ancora oggi una delle maggiori attrazioni turistiche dell’isola di Ortigia a Siracusa.Secondo la leggenda la Ninfa Aretusa, correndo libera tra i boschi del Peloponneso fu vista dal giovane Alfeo, che se ne innamorò perdutamente. Ma la Ninfa, non ricambiando il suo sentimento e stanca delle sue insistenze, chiese aiuto ad Artemide, la quale avvolgendola in una spessa nube, sciolse la giovane in una fonte sul lido di Ortigia. Alfeo allora chiese aiuto agli dei, i quali lo trasformarono in un fiume, che dalla Grecia attraversando tutto il mar Ionio, gli permise di unirsi all’amata fonte.La leggenda di Alfeo trae origine dal fiume omonimo del Peloponneso e da una fonte di acqua dolce, che sgorga nel Porto Grande di Siracusa a poca distanza dalla Fonte di Aretusa.

La leggenda della Fata Morgana e la magica città sulle acque

Secondo la leggenda la Fata Morgana, nelle giornate di cielo sereno, si affaccia dalle acque dello stretto di Messina e facendo rimbalzare tre sassi sul mare, crea immagini illusorie di palazzi e foreste. In realtà si tratta di un’illusione ottica dovuta ad un’inversione di temperatura negli strati bassi dell’atmosfera, quelli a contatto con il mare, soprattutto nelle prime ore del mattino, quando il cielo è più terso, a causa della diversa densità dell’aria. Dalla sponda è possibile vedere immagini della città costiera riflesse e persino moltiplicate dal mare, trasformato in un grande specchio.

La storia di Colapesce: la terza colonna della Sicilia

La leggenda narra di un certo “Cola”, diminutivo di Nicola, figlio di un pescatore di Messina che, per la sua abilità nel nuotare, veniva soprannominato Colapesce. Tanta era la sua bravura, che la sua fama arrivò al Re di Sicilia Federico II, il quale decise di metterlo alla prova. Il Re recandosi con la sua corte a bordo di un’imbarcazione buttò in acqua una coppa, ma subito  Colapesce la recuperò. Incredulo il Re gettò in un punto più profondo una corona, ma ancora una volta Colapesce riuscì a recuperarla. Allora per sfidarlo nuovamente, Federico II gettò un piccolo anello in un insenatura ancora più profonda, ma alla terza prova il ragazzo non riemerse più. Secondo la leggenda Colapesce scendendo in profondità si accorse che la Sicilia posava su tre colonne, delle quali una corrosa ed allora decise di restare sott’acqua sorreggendo la colonna per evitare che l’isola sprofondasse.

Il carretto siciliano

Nati come carri agricoli, oggi rappresentano un simbolo, un tipico esempio di artigianato locale, delle vere e proprie opere d’arte. Gli esemplari più antichi sembrerebbero risalire al XVIII secolo. Le decorazioni ed i temi venivano commissionati ad esperti artigiani, i quali intagliavano il legno e dipingevano le vicende dei paladini di Carlo Magno, eventi miracolosi, momenti di vita quotidiana o addirittura fatti di cronaca nera, che avevano colpito la fantasia popolare. Difficile ma non impossibile vederli per le strade, mentre alcuni esemplari possono essere ammirati al museo etnografico di Palermo.

Lucia Limiti

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