Istanbul, un passo tra Oriente e Occidente

10 febbraio, 2014 nessun commento


Share

I tuoi occhi, i tuoi occhi, i tuoi occhi così sono d’autunno i castagneti di Bursa, le foglie dopo la pioggia e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul. 

Nazim Hikmet

 

A pochi passi dall’Italia ci avviciniamo alla porta che dall’Occidente ci porta in Oriente, verso la magica Turchia. Atterriamo nel Paese blu, Istanbul, ricco di angoli misteriosi e di ampi spazi che aprono nuovi orizzonti.

Istanbul, tra Europa e Asia, è la città perfetta per vivere la magia di questo mix di cultura tra Occidente e Oriente, divisa simbolicamente e geograficamente dal Bosforo. E’ una città cangiante e vivace dove c’è un clima di particolare convivialità e rispetto.

La prima sensazione che ho provato? E’ olfattiva: un’ondata di profumi nuovi mi hanno accolta nella capitale turca facendomi sentire fin da subito “sul pezzo”! Questa sensazione mi ha portata subito al bazar delle Spezie dove sono stata rapita dai colori e dai profumi delle varie essenze. Sono uscita da lì con una busta piena di cadeaux tra tea ed essenze naturali.

​Giunti al centro della città si vedono già da lontano le due imponenti strutture: da una parte spicca l’affascinante Aya Sofya detta ​Chiesa della Divina Sapienza in stile bizantino​ (nata come chiesa, poi divenuta moschea, oggi museo) e dall’altra la celebre Sultan Ahmet Camii, meglio conosciuta come ​Moschea Blu di architettura ottomana. La Moschea, realizzata per volere del Sultano Ahmet, ​è rivestita,​ internamente, dalle​ maioliche di Iznik e​ oltre 20.000 piastrelle dove spiccano diverse tonalità dall’​azzurro al Blu. Qui l’atmosfera è suggestiva, quasi fiabesca.

Il muezzin richiama i fedeli al momento della preghiera e in quei pochi minuti la città cambia di nuovo. E’ uno stacco temporale, un momento dove tutto si ferma per fare spazio a qualcosa di imprescindibile.

istanbul

​Poco distante da questi due importanti monumenti c’è il cosiddetto “palazzo sommerso”, Yerebatan Sarniçi, ovvero la Cisterna Basilica, una delle grandi opere di Giustiniano (527-565) capace di contenere 80.000 metri cubi d’acqua. Giochi di luce soffusa creano ombre sull’acqua tra le 336 colonne di capitelli e pietre scolpite, diverse per stile e forma perchè provengono da vari templi: le più curiose sono quelle poggiate su due teste di Medusa. Secondo una delle tante leggende, Medusa era una donna-mostro con i capelli di serpenti che aveva il potere di pietrificare chiunque la guardasse negli occhi. Il simbolo di Medusa (capovolto) pare venisse utilizzato proprio per proteggere importanti monumenti e inciso sulle spade in difesa degli avversari.

Una volta usciti dalla Cisterna, andiamo alla ricerca del famoso panino con il pesce – il balik ekmek. Dove trovarlo? A Eminönü, nel cuore di Istanbul, vicino alle arcate del ponte che conduce a Galata, dove sono attraccate le imbarcazioni in stile barocco-ottomano. Qui preparano fior fior di balık ekmek a tutte le ore e ci rendiamo conto che questo è il posto ideale per scattare splendide foto. Ne restiamo entusiasti! E dopo diversi click and go il nostro stomaco ci avvisa che è arrivato il momento di mangiare! Andiamo verso la città alta dove l’autenticità di questa città è sempre più viva e forte. Tra i vari negozi locali ci imbattiamo in un consigliatissimo mini-ristorantino gestito da una simpatica famiglia turca. Qui mangiamo un ottimo balik ekmek! Con il bis! Torniamo di nuovo verso il centro della città perché le terme ci aspettano, il momento ideale per concludere questa giornata. Il tramonto seduce e incanta e trasforma la città con colori caldi e bellissimi.

Silvia Brugnara