Circe e l’isola che c’era

13 maggio, 2014 nessun commento


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« … Ecco, ed all’isola Eèa giungemmo, ove Circe abitava, Circe dai riccioli belli, la diva possente canora, ch’era sorella d’Eèta, signore di mente feroce. »

(Odissea, Canto X, vv. 135-137)  

 circeo-promontorio

E’ quell’itinerario di viaggio che sorprende ed emoziona. La prima volta non si scorda mai ma se ci ritorni ancora vuole dire che… è già amore! Questa è la mia sensazione. Ma questa Circe prima di “addormentarsi” avrà fatto un incantesimo d’amore?

 

La mia risposta è: decisamente si! Ho iniziato a frequentare questi luoghi “incantati” sin da bambina e non finiscono mai di stupirmi. Avevo iniziato a parlare da poco quando un giorno dissi a mio padre: “Sabayouda”, mentre lui: “no, si dice Sabaudia”. Ed io con determinazione: “E io cosa ho detto?! Sabayuda!”. Per me dirla così suonava bene e non faceva una piega quindi continuavo così con convinzione e mi arrabbiavo se qualcuno mi correggeva. Per me c’era la “you”! 

Ho tantissime foto che mi ritraggono immersa nella natura del Parco Nazionale del Circeo. Mia madre mi adagiava su un piccolo telo quadrato per scattarmi le foto ed io con le mie gote rosse e i boccoli disordinati sorridevo come se fossi in un posto segreto con l’espressione che dice “guardate dove sto? Nessuno mi troverà mai!”  

 

Oggi mi ritrovo qui, in questa meravigliosa riserva naturale che ripercorro i sentieri verdi che ho sempre amato, in bicicletta. Sono partita da Sabaudia con un’idea di itinerario assai impegnativo: Sabaudia, parco e poi lungomare per raggiungere San Felice Circeo.  

 

Dopo la scarpinata nel Parco attraverso la città di Sabaudia, pianeggiante e lineare. Per arrivare sul lungomare percorro il ponte sul Lago di Paola (…in salita!) dove inizia lo scenario incantato: la montagna di Circe. L’Odissea narra che la maga vivesse sull’isola di Eea e prendesse il nome da Eos, la dea dell’aurora. L’isola in questione pare fosse proprio il promontorio del Circeo un tempo separato dalla terra e circondato dal mare. La leggenda dice che la maga si lasciò andare in un sonno eterno per dare all’isola le sembianze del suo profilo. Infatti se osservate bene la montagna potete vedere, fronte, occhi, naso e bocca. Certo, le linee non sono prettamente femminili ma se cambiamo il punto di vista possiamo darle sembianze nuove, eleganti e seducenti, basta un po’ di fantasia. Questo me lo ha insegnato una persona speciale. Ma questo ve lo racconto dopo. 

 

Sul lungomare ci sono le dune, piccole e grandi onde di sabbia fine e dorata che accompagnano la discesa verso il mare. Oltre gli ombrelloni…all’orizzonte, quando il cielo è limpido, fanno capolino le tre isole vicine: Palmarola, Ponza e Zannone.  

 

Ma ecco che mi accorgo che sono in ritardo! Che ore sono? Devo accelerare la pedalata…la mia compagna di viaggio mi aspetta proprio lì e mancano ancora un paio di km. Torre Paola è posta proprio sul “profilo” ed è la torre costiera che delimita Sabaudia da San Felice Circeo. E’ qui che incontro la puntualissima Cristiana già all’opera…sta disegnando. La montagna si specchia sul mare e fa giochi di colore magnifici. Lei si volta verso di me: “che luce oggi! Circe è straordinaria”. Condivido, non potevamo scegliere giornata migliore di questa! 

 

Bene, si riparte per raggiungere l’altra parte della montagna, ovvero l’altro profilo.  

 

Percorriamo la litoranea immerse di nuovo nel verde. Altri 6 km per arrivare, un po’ trafelate, a San Felice Circeo. Cristiana tira fuori il suo taccuino e mi mostra uno schizzo… E’ un’affascinante figura sdraiata sulla spiaggia. Chi sarà? E’ la nuova Circe e le sue forme molto femminili non sembrano quelle di una brutta strega ma di un’incantevole e seducente donna bagnata dall’acqua del mare. Circe e l’isola che c’era.

 

Silvia Brugnara