Astana, la capitale kazaka tra sogno e realtà

26 gennaio, 2015 nessun commento


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“Il luogo dove si adora la tomba del santo”. Questo significa in antico persiano la parola Astana, nome della modernissima capitale del Kazakistan. Una Dubai a meno quaranta gradi centigradi, un’oasi di progresso nella steppa kazaka, una città seduta su milioni di dollari di petrolio, gas naturale, uranio, manganese, rame, oro, acciaio e carbone.

 

Astana è moderna, piena di grattacieli e strutture avveniristiche, ma è anche misteriosa, esoterica, con tantissimi edifici a “piramide” che ricordano simboli massonici. E non è un caso visto che il suo fondatore, il Presidente Nazarbaev, era un visionario dell’ex impero sovietico appassionato a quegli ambienti. La città fu costruita praticamente ex novo ed ha un tipico impianto sovietico a cui non sembra rinunciare. Qui la potenza dello Stato la misuri nell’altezza dei palazzi e nelle loro grandiose sproporzioni.

 

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Nella via centrale c’è una torre alta decine di metri sulla cui sommità è posizionato un globo dorato. E’ un progetto dell’architetto Normann Foster che vuole rappresentare l’albero magico dove è seduto l’uccello della felicità: Samkur. Secondo una leggenda locale il globo rappresenterebbe proprio l’uovo di Samkur. Dalla cima della torre si può osservare il panorama della città, e apporre la propria mano nella “cosa”, un tavolo magico ricoperto di simboli sincretici, su cui è impressa l’impronta della mano del Presidente.

 

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La popolazione attuale di Astana rasenta il milione di abitanti ma tutto lascia credere che questo numero sia pronto a salire vertiginosamente. Principale nemico dell’espansione di Astana è il clima, si trova in una delle zone più fredde del pianeta, con escursioni che arrivano anche a 70 gradi tra estate e inverno.

 

Molti dei palazzi ultramoderni sono disegnati da Kisho Kurokawa, e vanno a mescolarsi all’architettura viennese del Karl Marx Hoff. Molte strutture ricordano ibridi in stile persiano e fantasie hollywodiane: dalle cupole geodetiche, alle svettanti torri in vetro e acciaio che lasciano il visitatore a bocca aperta nella Pyongyang del capitalismo post-sovietico.

 

Astana è tuttora il “parco giochi” ideale per i più grandi architetti contemporanei. Un’opportunità unica di ragionare su una “tabula rasa” che ha permesso di creare la città ideale. Non è un caso se Norman Foster ha progettato qui una gigantesca tenda, Khan Shatyr, di oltre 150 metri di altezza, che ricopre un parco, un fiume, un centro commerciale e una spiaggia. La città al servizio dell’architettura e non il contrario, come nella Brasilia di Niemeyer e la Chandigarth di Le Corbusier.

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A metà tra una Disneyland ghiacciata e una city capitalista, camminando per Astana si ha la sensazione di muoversi in un luogo che ha utilizzato il futuro per rappresentare di nuovo il passato. E’ questo il suo grande fascino, ricordare le grandi città sovietiche ma con una netta propensione al futuro, ai dollari, agli affari. Un crogiolo in evoluzione, tutto da scoprire.

 

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