Alla scoperta delle culture indigene del Centroamerica

21 agosto, 2015 nessun commento


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La regione-ponte tra le due Americhe è qualcosa di assolutamente speciale. Un mix di emozioni allo stato puro. Il suo fascino risiede nell’essere un ricco mosaico di tradizioni che nascondono ciascuna un alone di mistero, una propria peculiarità e un’antica storia. Separa e unisce l’immensità dei due grandi Oceani, il Pacifico e l’Atlantico, attraverso il canale di Panama.

Il Centroamerica è caratterizzato da una grande varietà di etnie, culture e lingue differenti. In Guatemala la diversità dei gruppi etnici è molto marcata e la sua cultura è famosa perchè formata da un vasto insieme di lingue, artigianati e tradizioni: 24 popolazioni indigene, infatti, coabitano nel territorio e intrecciano i propri costumi. Tra questi si ricordano i garífunas, i xinca e i maya. Quest’ultimi sono una colonna portate delle civiltà precolombiane: le loro costruzioni, le città che hanno fondato e le loro conoscenze in ambito astrologico, medico e architettonico hanno reso il Guatemala un luogo di enorme interesse storico e culturale.

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L’Honduras è un Paese multietnico, multiculturale e multilingue, con una popolazione che supera gli 8 milioni di abitanti e in cui le popolazioni indigene occupano il 6% del territorio. Ci sono 9 gruppi indigeni con idioma, costumi, tradizioni, cultura e storia propri e che sono parte della attrazioni del Paese, grazie alle diverse caratteristiche e unicità. Attualmente la maggioranza delle popolazioni indigene che abitano in Honduras ha iniziato ad adottare uno stile di vita moderno, ma coloro che abitano nelle zone più isolate mantengono le abitudini di un tempo. Tra tutte le culture indigene, quella che maggiormente ha lasciato il segno è quella maya. Il Belize, Paese dall’ enorme varietà culturale, è stato ed è tuttora terra di maya. Sono tre le popolazioni indigene che vi fanno parte: i maya yucatecos, i maya mopanes e i maya q’eqchis. Oltre a loro, altre due popolazioni sono fortemente legati alle loro radici: i menoniti e i garífunas. I primi vivono molto semplicemente, dedicandosi alla coltivazione della terra e rimanendo lontani da alcune comodità della vita moderna (per esempio non hanno elettricità nè automobili). I secondi sono i discendenti dei nativi locali e degli schiavi trasportati dagli spagnoli, approdati a terra dopo i naufragi delle navi di fronte all’isola di San Vicente: la loro cultura è un mix irresistibile di suoni e tradizioni di queste due popolazioni tanto distanti. Sono due le etnie indigene che hanno originariamente popolato El Salvador: i lencas, poi assorbiti dai popoli invasori maya e nahuas, e i pipiles, popolazione di origine náhuat.

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I pipiles arrivano a El Salvador intorno al X secolo, organizzandosi una società piramidale divisa in classi, formata da commercianti, artigiani e “los macehuotlin”, ossia il popolo, responsabile di lavorare i terreni di proprietà dei sacerdoti. La moneta di scambio era il cacao e la sua coltivazione più diffusa era l’anile, la cui tinta fu fonte di ingressi economici durante l’epoca coloniale. Con l’arrivo degli spagnoli la cultura dei pipiles andò scemando e poi scomparve. I lencas erano distribuiti in 500 villaggi, uniti da culture comuni e una storia sociale divisa in caste. Erano soliti celebrare riti agrari e le donne si dedicavano alla tessitura del cotone e alla produzione di opere di ceramica molto apprezzate. Attualmente la popolazione lenca conta 37.000 membri e si prodiga per il mantenimento delle sue tradizioni.

 

Silvia Brugnara