I colori di Athos

3 settembre, 2015 nessun commento


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Il fotografo greco Stratos Kalafatis ha dedicato cinque anni del suo lavoro all’esplorazione e la conoscenza del Monte Athos, dei paesaggi, dei monasteri, ma soprattutto degli uomini che lo abitano. Ci sono volute 25 visite, un totale di 200 giorni di pellegrinaggi fotografici tra il 2008 e il 2013, per arrivare ad una profonda comprensione di questo mondo di clausura e spiritualità, che viene svelato attraverso le 120 immagini che compongono la mostra “Athos, i colori della fede”.

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“Il Monte Athos è difficile da fotografare: non tanto perché resiste al carattere laico della fotografia, ma piuttosto perché ha bisogno di tempo per essere svelato. Da più di mille anni rimane nascosto dietro una pittoresca semiologia, un folklore sentimentale, dietro interpretazioni mistiche e rivelazioni miracolose. È un mondo fatto di silenzio e di mistero, un luogo sospeso, in bilico tra passato e presente, tradizione e libertà, forza e debolezza, tra il buio e la luce. E non è semplice superare la sua storia poderosa, la sua religiosità esasperata e creare immagini che rispettano il luogo senza ledere l’autonomia creativa del fotografo.” 

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Attraverso uno sguardo più spirituale che estetico, le immagini di Kalafatis riescono a trasmettere l’essenza di questo posto unico, descrivono la storia e la tradizione millenaria, documentano la natura rimasta quasi incontaminata e la bellezza selvaggia del paesaggio. Ma la sensibilità del fotografo si rivolge al profondo, insiste sui volti, sui dettagli della vita quotidiana, sulla lentezza del tempo, sul contrasto tra la ricchezza interiore e la povertà ascetica. Elementi che si combinano a forme e linguaggi del tutto contemporanei, per costruire un racconto insolito del Monte Santo dell’Ortodossia secondo un personalissimo stile, fedele ai principi fotografici dell’autore.

Sul Monte Athos non nascono vite umane”. Questa constatazione di Stratos Kalafatis richiama una delle particolarità più significative di Monte Athos: il divieto assoluto di accesso alle donne, il famoso “Avaton”. Una disciplina di vita che lascia la sua impronta indelebile sui mondi interiori che il fotografo sceglie di raccontarci e sui ritratti dei loro protagonisti. In questo mondo dominato dai maschi, le storie di Kalafatis si dispiegano su una gamma cromatica ben più ricca rispetto al nero rigoroso del saio monastico. Il risultato è un Monte Athos dipinto con colori brillanti, a volte abbaglianti e ipersaturi, in modo da ottenere un forte contrasto, un chiaroscuro denso, che ci rimanda alla pittura del Caravaggio o di Rembrandt.

 

Descritto così, il centro del Monachesimo Cristiano Ortodosso, alla fine del primo decennio del XXI secolo diventa un anello della lunga catena di documentazioni fotografiche dello stato monastico. Il primo fotografo ad arrivarci è stato Sebastianof che, nel 1860, ha prodotto circa 40.000 scatti su lastra di vetro. Sono seguiti, nel XX secolo, dei nomi illustri come Stephane Passet e Fred Boissonnas, oltre ad una serie di famosi fotografi greci negli anni ’50 e ’60, come Takis Tloupas, Kostas Balafas, Spyros Metletzis. Kalafatis ha subìto, come molti altri fotografi prima di lui, il fascino singolare e irresistibile di Monte Athos e ha tentato di catturare l’immagine della vita monastica da una nuova prospettiva proponendo una versione inedita del più spettacolare complesso monastico d’Europa. Non è stato un turista, né tantomeno un fotografo invadente. Ha visitato il Monte Athos con estremo rispetto, si è avvicinato ai monaci gradualmente, ha parlato con loro, è stato ospite nelle loro celle, ha accettato la loro benedizione e i loro doni. E alla fine si è guadagnato la loro fiducia e ha avuto il permesso di immortalarli con la macchina fotografica. Ma “non mi è stato consentito di scattare foto all’interno delle chiese, durante le funzioni, né di fotografare i cimeli che sono considerati proprietà spirituale dei monasteri. Questo in fondo è stato per me il vero Avaton del Monte Athos”. 

 

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Eventi collaterali

Il Sacro senza tempo

Tavola rotonda nell’ambito di Torino Spiritualità 2015, per approfondire il tema del monachesimo e dell’ascetismo

“Ci sono luoghi che sopravvivono come forme eterne dentro un tempo volatile. Sono gli spazi del sacro: monti, monasteri, eremi e chiostri protetti da una inviolabilità millenaria, punti di congiunzione fra terra e cielo in cui la materia si fa sottile e il panorama esteriore si dissolve nella visione interiore”.

25 Settembre, ore 15.30

Circolo dei Lettori, Sala Grande

Interverranno:

Enzo Bianchi, Priore del Monastero di Bose

Frate Antonio Belpiede, Procuratore Generale Dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini

Giorgio Boatti, scrittore

Protopresbitero Iossif Restagno, Rettore della Parrocchia Ortodossa di san Giovanni Battista in Torino (Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta, Patriarcato di Costantinopoli)

Stratos Kalafatis, fotografo

Monaco Athonita 

 

Concerti di Musica Bizantina e Lezioni sull’Arte e la Storia Bizantina

Per il pubblico interessato ad avvicinarsi di più al Monte Athos e alla sua cultura si terranno

due lezioni sulla Storia e l’Arte Bizantina e

due concerti di musica sacra Bizantina eseguiti da Irini Pasi Ensemble

Palazzo Saluzzo Paesana

Date da definire