Da Caravaggio a Gemito, 150 tesori nascosti a Napoli

7 dicembre, 2016 nessun commento


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C’è un nuovo scrigno d’arte nel cuore di Napoli: da domani nella Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta apre “I Tesori nascosti. Tino di Camaino, Caravaggio, Gemito” centocinquanta capolavori dal XIII secolo fino al ‘900, provenienti da collezioni private, tra cui la “Maddalena addolorata” del Merisi in una mostra curata da Vittorio Sgarbi che l’ha definita ”un vero museo, una immensità di bellezza davanti alla quale vi sentirete storditi”.

Collegato all’esposizione un nuovo evento che arricchisce ulteriormente l’offerta culturale di Napoli per le feste: l’arrivo il 28 dicembre al Museo d’arte contemporanea Madre, da Messina, della celebre ‘Natività’ di Caravaggio. Alle porte del decumano maggiore, il complesso appena restaurato (grazie a 1 milione e 300mila euro del Grande progetto Unesco e a 800mila euro raccolti dalla Associazione Pietrasanta a cui il cardinale Sepe ha dato la Chiesa in comodato d’uso) vanta il campanile più antico della città, la cappella rinascimentale del Pontano e quella del Capuccio: un vero e proprio ‘tesoro nascosto’ con impianto del VI secolo, fino a qualche anno abbandonato ed trasformato nell’ officina di un meccanico, come testimoniano le macchie d’olio ancora visibili sul pavimento.

Tutte le opere d’arte selezionate per la mostra (visitabile fino al 28 maggio) non sono esposte nei musei pubblici ma appartengono a fondazioni bancarie, istituzioni e privati e per questo ‘nascosti’ al grande pubblico. Da una testa di maestro federiciano del 1250 fino al un autoritratto di Antonio Ligabue, nell’allestimento, che ricorda i corridoi di un museo, si passeggia nella storia dell’arte, e di Napoli, fatta dal collezionismo: da Paolo Veronese a Guido Reni, da Tiziano a Battistello Caracciolo a Riberae Guercino, da Mattia Preti a Luca Giordano, da Solimene a Pitloo, sino a Cammarano, Mancini, Notte, Viti, de Pisis, de Chirico, Morandi, oltre ai tre maestri che danno il nome alla mostra. Di Tino di Camaino c’è il San Giovanni Evangelista (1328-1335), alla Maddalena del Caravaggio (1605-1606) è riservato un posto d’onore e un Tableau vivant. Di Gemito in mostra ‘Lo scugnizzo’ e il ritratto di Fortuny (opere dal 1880 al 1890).
”Una vera e propria fusione tra mecenatismo e imprenditoria della cultura per mettere in risalto il nostro immenso patrimonio” spiega il sottosegretario Antimo Cesaro che al Mibact ha la delega per l’art bonus. La rassegna d’arte, Gruppo Credem main sponsor, prosegue il percorso de “Il Tesoro d’Italia” per Expo di Milano. Gianni Filippini, produttore della mostra sottolinea che ”solo con questa iniziativa e’ stato dato lavoro a venti famiglie”. Tra un paio di mesi partira’ una illuminazione architetturale della basilica grazie alla azienda Selav. Prossima mostra, a cura di Sgarbi, sara’ il ‘Museo della Follia’.