Franceschini: Boom nei musei, l’Art Bonus funziona

21 dicembre, 2016 nessun commento


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“L’Art Bonus funziona. Superata la fase sperimentale, siamo a oltre 100 milioni e 3 mila donatori. Naturalmente tre anni sono pochi per qualcosa che deve durarne trenta. Si può crescere ancora molto”.

Ne è convinto il ministro di Beni culturali e Turismo, Dario Franceschini, ieri alla quinta edizione degli Stati Generali della cultura organizzati dal Sole 24 ore, quest’anno dedicati a La nuova economia dell’Arte e della Musica.

Il paese, racconta Franceschini, è ancora diviso tra “l’orgoglio per il patrimonio” e quell’abitudine “a leggere, vedere film, comprare musica meno degli altri”, ma qualcosa sta cambiando. “I numeri dei musei, ad esempio – dice – sono enormemente in crescita: + 5 milioni di visitatori in due anni. Quest’anno prevediamo di chiudere a 45 milioni, per i musei statali ovviamente, partendo da 38″. Dopo la riforma del sistema museale, ora si deve puntare sui servizi, “perché chi va al museo vuole anche una caffetteria, una libreria, insomma vuole ‘passare’ la giornata”. E vista la fama mondiale della cucina italiana nel mondo “anche nei musei deve trovare la massima qualità della cucina locale”. Ma non solo. La cultura è la chiave strategica anche per il turismo. “Milano – cita Franceschini – per alcuni tipi di viaggi oggi è la prima meta in Italia, dimostrando che anche una città a così forte vocazione industriale può crescere. E’ accaduto anche a Torino. E sono convinto che anche Napoli, se deciderà di investire in cultura, può aspirare a diventare in tempi brevi una delle capitali del turismo mondiale”.

Ora però bisogna continuare a lavorare sul coinvolgimento dei privati, soprattutto con l’Art Bonus. “Nell’orizzonte immediato – dice il ministro – non vedo la possibilità di estenderlo a tutte le attività culturali, ma di proseguire per settori. Ad esempio, visto che lo abbiamo portato anche alle Fondazioni lirico sinfoniche e ai teatri di tradizione, non vedo perche’ non anche alla prosa. Mi piacerebbe poi lavorare a un meccanismo in cui le aziende abbiano un vantaggio fiscale se aiutano la formazione e la crescita di un artista”.
Senza la collaborazione con i privati il mondo della cultura non può sopravvivere, ma i soldi ci sono – assicura il sovrintendente del Teatro alla Scala, Alexander Pereira – Semmai il mio problema e’ arrivare fisicamente agli amministratori delegati delle aziende, perche’ vogliono parlare con altri amministratori delegati. In questo ho bisogno di piu’ tolleranza da parte del pubblico”. Insiste invece sul “coltivare l’eccellenza come veicolo identitario”, il sovrintendente di Santa Cecilia, Michele Dall’Ongaro, chiedendo al ministro di “stimolare il Miur verso l’educazione musicale obbligatoria in tutte le scuole”. “L’Art Bonus funziona e copre uno spazio che mancava – aggiunge Carlo Fuortes, alla guida del Teatro dell’Opera di Roma e dell’Arena di Verona – Quello che ora serve per la crescita delle Fondazioni lirico sinfoniche e’ una programmazione pluriennale: un finanziamento annuale, per di piu’ conosciuto ad anno inoltrato, non la consente”. E propone incentivi a chi pensa alle periferie, l’assessore alla cultura e neo vicesindaco del comune di Roma, Luca Bergamo. “Con l’Art Bonus – dice – non bisogna solo stabilire un rapporto pubblico privato, ma fare in modo che i benefici vadano nelle zone che ne hanno piu’ bisogno dal punto di vista della coesione sociale”.