Week-end, principali mostre in Italia

15 dicembre, 2016 nessun commento


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A Roma i capolavori dell’arte antica e moderna che raccontano la nascita del Museo Universale, dal Louvre di Napoleone all’istituzione delle pinacoteche italiane, a Mestre (Venezia) Klimt alle prese con il mito di Giuditta, potente simbolo di ribellione, raffigurato dai maestri di tutti i tempi: queste le mostre di maggior rilievo che si aprono nel week end. Che vede anche a Tivoli (Roma) una collettiva di artisti riuniti nel nome della città siriana di Palmira, e delle sue vestigia archeologiche, distrutte dall’Isis.
ROMA – Una grande mostra, allestita alle Scuderie del Quirinale dal 16 dicembre al 12 marzo, rievoca (ma non solo) l’avventuroso recupero del capolavori italiani (da Raffaello a Tiziano, dai Carracci a Guido Reni, da Tintoretto a Canova) dalla Francia napoleonica. Intitolata ‘Il Museo universale. Dal sogno di Napoleone a Canova’, l’importante rassegna riflette sulle ripercussioni della nascita in Francia del museo del Louvre, costituito in larga parte da opere requisite, soprattutto in Italia, durante le campagne napoleoniche e il conseguente processo di demanializzazione dei capolavori recuperati in seguito (proprio 200 anni fa nel 1816) dallo Stato Pontificio e da altri territori del Bel Paese, da cui scaturirono nuove realta’ come la Pinacoteca di Brera o di Bologna, le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Qui, e in altri luoghi, si procedette a una rivisitazione della storia dell’arte con avanzamenti significativi sia sul piano critico sia nella valorizzazione del patrimonio culturale. Scopo della mostra è dunque quello di ripercorrere le tappe salienti della vicenda storica e di restituire una lettura critica in grado di sensibilizzare il pubblico al valore che assunse allora il patrimonio culturale nazionale, visto per la prima volta come strumento principe di educazione del cittadino e, insieme, perno di una comune identità europea.
MESTRE (VENEZIA) – Tra arte antica, moderna e contemporanea, il mito di Giuditta, potente simbolo di ribellione al potere (maschile), è al centro di una grande mostra, allestita da oggi nel Centro culturale Candiani di Mestre, che prende spunto dal celebre capolavoro di Gustav Klimt, custodito a Ca’ Pesaro. Fino al 5 marzo si possono ammirare, in un serrato confronto, circa 80 opere, tra cui quelle di Munch, Schiele, Zanin e molti altri, selezionate per illustrare l’evoluzione del mito biblico da eroina a demonio seduttore. Intitolata ‘Attorno a Klimt. Giuditta, Eroismo e Seduzione’, l’iniziativa riflette dunque su un’opera dalla grande carica sensuale, che come poche altre ribadisce la radicale trasformazione del personaggio. Giuditta, giovane vedova ebrea, le cui gesta sono state narrate nell’Antico Testamento, è infatti una figura di cui la storia dell’arte si appropria fin dall’epoca medioevale come simbolo della Virtù che trionfa sul Male e così la raffigurano Mantegna, Botticelli, Michelangelo, Tiziano, Giorgione. Già con Caravaggio il mito dell’eroina inizia a farsi più laico, culminando con la Giuditta di Artemisia Gentileschi, trasformata in vendicatrice, forte e risoluta. E’ appunto questa visione ad arrivare fino a Klimt e che, elaborata tra Simbolismo e decadentismo, domina tutto il XX secolo.
TIVOLI (ROMA) – Dal 16 al 23 dicembre, negli spazi delle Scuderie Estensi, si svolgera’ la mostra dal titolo ‘Etiam Periere ruinae: Tivoli ricorda Palmira’, curata da Chiara Strozzieri. Si tratta di una collettiva (con opere pittoriche o plastiche di Annaluce Aglietto, Giovanni di Carpegna Falconieri, Lucio Castagneri, Paolo Garau, Francesco Grizi, Massimiliano Kornmller, Nino La Barbera, Andrea Tudini) che ha lo scopo di commemorare il sito archeologico della città siriana di Palmira, parzialmente distrutto nel 2015 dai militanti dell’Isis. Per gli artisti che hanno aderito al progetto e’ importante testimoniare la magnificenza del Santuario di Bel o del tempio di Baalshamin, dell’arco di trionfo o delle torri funerarie romane, capolavori dell’antichità, ormai scomparsi, che rimarranno nella memoria collettiva insieme alla figura dell’archeologo Khaled al Asaad, assassinato dagli jihadisti. In opposizione alla locuzione latina che dà il titolo alla mostra, Etiam periere ruinae (‘Sono perite perfino le rovine’), dalla famosa esclamazione di Giulio Cesare di fronte alle rovine di Troia, gli artisti vogliono affermare attraverso i loro lavori, che non tutto è distruzione, perche’ la memoria e il valore artistico di Palmira sopravviveranno, anche quale riconquista dell’identità culturale di un grande popolo.

ANSA