Week end, mostre da Boldini a Baselitz

2 marzo, 2017 nessun commento


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A Roma i capolavori di Giovanni Boldini, tra suggestioni macchiaiole o impressioniste e gli splendidi ritratti, divenuti icone assolute della Belle Epoque, a Piacenza il genio del Guercino, di cui per la prima volta si possono ammirare da vicino persino gli affreschi della cupola della Cattedrale: queste le mostre di maggior richiamo del week end. Che vede anche, sempre nella capitale, gli eroi spiazzanti e fragili di Georg Baselitz, tra i maggiori artisti europei viventi.
ROMA – Dagli esordi macchiaioli alle tentazioni impressioniste fino alla ricerca della modernita’ e la capacita’, unica, di fissare sulla tela l’attimo fuggente di un’intera epoca: e’ la grande mostra antologica dedicata al genio di Giovanni Boldini, la piu’ completa mai realizzata negli ultimi decenni, che si svolgera’ dal 4 marzo al 16 luglio al Complesso del Vittoriano. Esposti 150 capolavori, fra cui figura lo splendido ritratto di donna Franca Florio, da sempre un’icona della Belle Epoque, che proprio con l’allestimento alla rassegna romana inizia le procedure di vendita all’asta, intorno alla quale pero’ si sono scatenate vivaci proteste. ‘Giovanni Boldini’ si preannuncia dunque come uno dei piu’ importanti eventi espositivi della nuova stagione e del resto riunisce un numero considerevole di opere di indubbia qualita’, come ‘La tenda rossa’ (1904), ‘Signora che legge’ (1875), ‘Ritratto di signora in bianco’ (1889), ‘Signora bruna in abito da sera’ (1892), ‘Ritratto di Madame Blumenthal’ (1896), capaci di ricostruire la prolifica e fortunata produzione del maestro ferrarese, divenuto tra ‘800 e ‘900 uno dei pittori piu’ contesi di Parigi.A queste tele (in totale 120), sono inoltre affiancate una trentina di quelle realizzate da altri celebri artisti a lui contemporanei, quali Cristiano Banti, Corcos, De Nittis, Antonio de La Gandara, Telemaco Signorini, Tissot, Ettore Tito, Zandomeneghi, al fine di rendere maggiormente comprensibile il percorso creativo di Boldini e la straordinaria vivacita’ artistica del tempo.
PIACENZA – Una mostra dei suoi capolavori a Palazzo Farnese e la possibilita’ di ammirare da vicino, per la prima volta, il ciclo di affreschi della cupola della Cattedrale: dal 4 marzo Piacenza celebra Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, e il suo sublime ‘600, di cui, tra immagini sacre e raffigurazioni profane, il pittore di Cento fu uno degli indiscussi protagonisti. Fino al 4 giugno, la rassegna presentera’ infatti una ventina di opere tra oli e disegni, mentre una serie d’iniziative di grande suggestione e rilevanza storico-artistica accompagneranno l’ascesa all’interno della cupola decorata dal maestro emiliano con le storie dall’Antico e Nuovo Testamento. Intitolato ‘Guercino a Piacenza’, il progetto espositivo avra’ quale fulcro spettacolare di tutta la manifestazione ovviamente la Cattedrale, anche se di non sara’ da meno l’allestimento di Palazzo Farnese, che ospitera’ 20 capolavori del maestro emiliano, capaci di restituire la lunga parabola creativa che lo ha portato a divenire uno degli artisti del ‘600 italiano piu’ amati a livello internazionale. I dipinti scelti, infatti, testimonieranno la ‘poetica degli affetti’ con cui il pittore, lungo l’arco cronologico della sua operosa attivita’ artistica, ha realizzato sia i temi sacri sia quelli profani.
ROMA – Il grande ciclo degli Eroi di Georg Baselitz arriva a Roma per una mostra allestita dal 4 marzo al 18 giugno negli spazi di Palazzo delle Esposizioni. La rassegna approfondisce infatti per la prima volta una fase dell’attivita’ dell’artista tedesco tra i piu’ celebri della contemporaneita’. Con i suoi Eroi, ciclo seminale e fortemente criticato al suo primo apparire, tra il 1965 e il 1966, Baselitz ha svelato la natura ambigua del presente, dando forma e immagine a un sentire tragico, capace di scardinare i miti del passato, ma anche di compromettere l’ottimismo del miracolo economico postbellico. Gli Eroi, dei quali la mostra raccoglie la quasi totalità, sono combattenti, partigiani, vittime della guerra, che, riproposti in un’accezione esclusivamente maschile, perdono l’aspetto positivo, spesso legato alla retorica bellica o alla propaganda o all’individualismo della cultura germanica. Per mostrare invece fragilità, precarietà, contraddittorietà, persino fallimento. Colossi in uniformi lacere, che si stagliano, frontali, su uno sfondo di macerie, feriti e vulnerabili. E nonostante il loro aspetto marziale, emanano una delicatezza sorprendente.

 

ANSA