Turismo: le imprese investono in cultura, ma non lo dicono

18 maggio, 2017 nessun commento


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Le imprese italiane stanno iniziando a capire l’importanza di investire nella cultura dal punto di vista d’immagine, sociale ed economiche. Però, solo poche la inseriscono nella rendicontazione di sostenibilità d’impresa se prendiamo in esame ad esempio l’impegno per l’ambiente.

È quanto si evince dalla ricerca ‘Dalla CSR alla Corporate Cultural Responsability: come valorizzare gli interventi delle imprese in cultura‘, realizzata dal Comitato Arte&Impresa dell’Associazione Civita.

L’obiettivo è quello di fornire indicazioni per l’inclusione della “responsabilita’ culturale” nella strategia di sostenibilità in modo sistematico e con risultati misurabili. “La Corporate Cultural Responsability – spiega il vicepresidente vicario dell’Associazione Civita, Nicola Maccanico – è un’evoluzione necessaria della Corporate Social Responsability. importante stimolare le imprese a investire in cultura e riconoscere il valore di questo tipo di impegno anche dal punto di vista sociale, perché in Italia, oltre alla conoscenza, sviluppare l’universo dei beni culturali vuol dire generare posti di lavoro e opportunita’ di crescita”. E’ questa, dice, la direzione “da seguire nel mettere insieme pubblico e privato. Cosi’ come e’ stata una scelta strategica far entrare il turismo nel ministero dei beni culturali, perché è così che il patrimonio viene valorizzato e socializzato.

Per ora la ricerca evidenzia che il 14% delle imprese italiane sopra i 50 addetti che sceglie di investire in cultura. Lo fa per il 62% per progetti regionali con una spesa media di 82.500 euro e in proporzione non c’è correlazione fra investimento e fatturato. Solo la metà, pero’, lo rendiconta e comunica all’esterno, mentre, spiega la presidente del Comitato Arte&Impresa di Civita, Simonetta Giordani, “se le aziende potranno far emergere meglio quell’impegno che oggi si perde nelle varie poste di bilancio, le istituzioni troveranno dei veri e propri partner per contribuire al patrimonio come sistema paese”.
“La ricerca dimostra come ci siano molti episodi positivi di donazioni e investimenti del settore privato, ma che si può ancora crescere moltissimo”, prosegue il ministro Franceschini, citando i “più di 171 milioni donati con l’Art Bonus da 5.057 aziende e singoli cittadini. Bisogna arrivare – dice – a un punto in cui le imprese che non investono in beni culturali si vergognino. Perché se hai vantaggi dall’essere un’impresa in Italia” per l’eredità e il contesto del patrimonio culturale “è anche giusto che tu renda qualcosa indietro”. Soprattutto, dice, “bisogna far crescere l’idea che la reputation e’ una misura anche di quanto quell’impresa fa per il patrimonio del proprio paese”. Anche quando si tratta di una donazione e non una sponsorizzazione, quindi senza possibilita’ di sfruttamento di immagine. Perché, conclude, “alcuni luoghi in Italia sono talmente simbolici, che un investimento in quei campi fa parlare tutto il mondo”.

ANSA