3 miti da sfatare sulle isole private

2 febbraio, 2017 nessun commento


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Certo, sembrano da sogno, ma non posso permettermi un resort su un’isola privata. Dovrei volare dall’altra parte del mondo e scommetto che mi annoierei…”. Questi miti sulle isole private li conosciamo tutti. Adesso è ora di sfatarli.

Un’isola + un resort = una vacanza indimenticabile. Paradiso assicurato.

MITO NUMERO 1 – Mi annoio senza Wi-Fi.

“Dovreste vedere la faccia dei ragazzi quando gli dico che non c’è Wi-Fi” dice Matthew, general manager, mentre ci mostra il Petit St. Vincent, un paradiso nascosto a St. Vincent e Grenadine. “Gli ci vogliono circa 24 ore per abituarsi”.

Il mattino arriva e mi sveglio nella nostra villa fronte mare da due camere da letto per ammirare il sole sorgere sul mare. Sospirando felicemente, prendo subito il mio telefono. Aspetta. Inizio veramente la mattina con una guardata sui social? Quale posto migliore per disintossicarsi, allora? Combatto il bisogno di andare nella lobby, l’unico posto sull’isola per connettersi, e vado invece ad abbassare la bandiera rossa (non disturbare) e alzo quella gialla per chiamare un maggiordomo per la colazione. Potrei proprio abituarmici.

Tobago Cays

Durante la settimana siamo costretti a riempire il nostro tempo senza le app dell’iPhone. Magari un massaggio nella nuova spa? Una lezione PADI al centro immersione Jean-Michel Cousteau? O forse un’escursione su alla Marni Hill per un panorama dell’isola? Sì, ma prima prendiamo l’attrezzatura da snorkeling in dotazione e ci dirigiamo verso l’acqua.

La West Side Beach ha delle piccole zone appartate, ognuna con un’amaca, due sdraio e un tavolo per mangiare. Senza guardare Facebook, ho tempo per leggere un libro. Le 24 ore per abituarsi stanno avendo i loro frutti.

Ci imbarchiamo sulla sloop del resort, Beauty, alla volta di Tobago Cays, dove nuotiamo con le tartarughe. Guardiamo poi un film di James Bond sulla spiaggia e partecipiamo ad una festa reggae con drink al rum con noce moscata. Non riesco ad immaginarmi annoiata su un’isola come questa.

L’ultimo giorno usciamo con un hobie cat (con il loro aiuto) per visitare Mopion Island, una piccola lingua di sabbia che sembra uscita da Pirati dei Caraibi. Dall’isola disabitata, abbiamo una veduta perfetta sul resort. Faccio una foto, sapendo di non poterla postare su Instagram per ora. Va bene così. In questo momento voglio tenermi questo posto tutto per me.

MITO NUMERO 2 – Devo far parte di “quelli ricchi”

Una recente realizzazione personale: mi piacciono le spiagge appartate. Gli asciugamani l’uno attaccato all’altro su una spiaggia affollata, non è la mia idea di vacanza. Ma ho sempre pensato che l’unico modo per andare su un’isola privata per me fosse conoscere Richard Branson ad una festa (mai dire mai).

Più appartata, più il prezzo è alto. O almeno così pensavo.

Fino a quando non mi trovo in kayak tra le acque cristalline di Honeymoon Beach a Scrub Island, a soli cinque minuti dal resort. Sentendomi un’esploratrice, mi sono buttata sulla riva; la pace e la tranquillità era perfetta per raccogliere conchiglie e ammirare le case sulle scogliere.

Lo Scrub Island Resort, Spa & Marina, un atollo di 24 chilometri quadrati delle Isole Vergini Britanniche, che Cristoforo Colombo scoprì nel ‘500, rimase disabitato fino a 15 anni fa. Era dove i pirati si fermavano per strofinare via i cirripedi dalle loro barche, da qui infatti il nome “scrub”.

Tortola

Ora, il resort vanta 52 camere nel Marina Village e nove ville private nascoste sulla costa e affacciate sui colori blu, bianchi e verdi del mare, della sabbia e delle palme. Il paesaggio è collinare, l’aria frizzante e l’atmosfera nautical-chic (preparatevi a socializzare con gli armatori attraccati nel porto da 55 posti) e le spaziose camere hanno tutte vedute magnifiche sul mare infinito. La location è decisamente molto esclusiva, ma non è richiesto nessun aereo privato: sono salita su un puddle-jumper da San Juan a Tortola, dove il traghetto di Scrub Island era pronto ad aspettarmi per il viaggio di 10 minuti (mi hanno accolto con un rum punch).

Mi sono tuffata subito nella piccola infinity pool all’Ixora Spa dopo essermi goduta un rilassante massaggio (135 dollari per 60 minuti).

C’era un po’ più di gente, forse 12, a North Beach, sull’altro lato dell’isola, ma abbiamo tutti trovato il nostro spazio per una sdraio; abbiamo nuotato e fatto snorkeling con banchi di coralli e alghe. Gli ospiti più socievoli possono invece crogiolarsi nei tre diversi livelli di piscine, complete di idromassaggio e scivoli.

Certo, dovrete sistemarvi l’asciugamano da soli e fermare un cameriere se volete uno Scrub-tini, perché qui non ci sono maggiordomi. In più, i cocktail a 12$ avranno un sapore migliore rispetto ai bicchieri di champagne a 50$ degli altri resort. Anche il piccolo negozio dell’isola ha etichette dei prezzi diverse dalle boutique di altri villaggi: una meraviglioso caffettanno di cotone indiano costava solo 45$.

Virgin Gorda

Ovviamente c’erano escursioni in barca per le isolette di Jos Van Dyke e The Baths a Virgin Gorda, oppure potete avventurarvi al ristorante Pusser a Marina Cay in alta stagione, ma con tutta onestà, non ero molto interessata alle isole “pubbliche” questa volta. Davanti ad una cena di ceviche di dentice atlantico e banane dolci al ristorante all’aperto Tierra! Tierra!, sentivo il tintinnio dei calici dei miei compagni isolani. Un pianista ha iniziato a suonare musica reggae e ci siamo tutti uniti. Fantastico.

MITO NUMERO 3 – Devo fare il giro del mondo.

Facile immaginarmi sul bagnasciuga di un’isola remota di Tahiti. Il colore dell’acqua è lo stesso turchese scintillante e le fregate volano pigre sopra di me restando però vigili in caso spunti fuori una preda dal mare. Ma non sono stato otto ore in aereo per raggiungere Little Palm Island, a soli 20 minuti in barca da Little Torch Key, nelle Florida Keys. Qui, dove il tempo scorre lento, ci si trova in un lussuoso resort senza telefoni, tv o internet.

Il bello per chi vuole stare in pace come me: nessun ospite sotto i 16 anni è ammesso.

Little Palm Island, con poco più di 2 ettari di rigogliosa vegetazione accerchiata da coste sabbiose, non è grande. Tra le ondeggianti palme, 30 suite fronte oceano e una storica sala comune aspettano gli ospiti in cerca di relax. Una bella piscina con bar e una scacchiera oversize aspettano invece chi vuole fare qualcosa di più oltre a prendere il sole. Vicina alla costa sottovento, un tavolo per le attività dotato di attrezzature, è pronto per offrire barche e kayak gratuitamente. C’è anche una spa, in caso abbiate bisogno di scrollarvi via lo stress del mondo moderno. Non c’è modo migliore per vedere il sole sfumare via se non con un bagno nell’idromassaggio e una chiacchierata intorno ai fuochi a gas dietro ad ogni bungalow.

Little Palm Island / littlepalmisland.com

La sera è arrivata, annunciata da un sole arancione che scivola dietro le isole in lontananza, ma anche da uno degli ospiti più attesi: il piccolo cervo delle Keys. Queste adorabili bestioline in via di estinzione, nuotano verso Little Palm Island attraverso la catena di isole a nord. Sebbene possano risultare fastidiosi a cena (tendono a mettere entrambi gli zoccoli sul tavolo e ad odorare gli squisiti piatti), è difficile arrabbiarsi con un cervo non più grande di un pastore tedesco. Le torce illuminano la spiaggia mentre l’acqua lambisce dolcemente la riva, offrendo la perfetta colonna sonora per una cena in spiaggia.

Tornerò a casa domani mattina, tra il rumore degli esseri umani, ma per ora mi godrò il momento, lontano da tutti.

Un altro drink non può guastare mentre guardo le sagome dei cervi passeggiare a riva; e intanto dimentico ancora per un po’ che c’è altro al di là del bagliore delle fiaccole.

 

Di Rebecca Kinnear, Brooke Showell, Jon Whittle