Rosewood rinnova i suoi resort e punta al lusso attento all’ambiente

15 giugno, 2017 nessun commento


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A dicembre riaprirà il “Little Dix Bay” di Virgin Gorda, nelle isole Vergini Britanniche. Sottoposto alla più importante opera di restyling dalla sua fondazione, fa convivere design e innovazione con l’ambiente naturale in cui è inserita la struttura. Da novembre dello scorso anno ha invece riaperto i battenti “The Estate House”, lo storico ristorante e bar di Jumby Bay, un’isola privata a pochi minuti da Antigua.

Riaprirà a dicembre il “Little Dix Bay”, il resort caraibico alle isole Vergini Britanniche chiuso dal 1 maggio 2016 e sottoposto al più grande restyling dalla sua fondazione, oltre 50 anni fa, da parte di Laurence Rockefeller.

La ristrutturazione prevede una riduzione di camere e suite (che passano da 95 a 79) e la realizzazione di due nuove Two Bedroom Suite con accesso diretto alla spiaggia. Sul lato ovest del resort ci saranno invece sette nuove One Bedroom Suite con plunge pool private e terrazze da cui godere le viste spettacolari sul mare del Little Dix Bay.

Gli ospiti saranno accolti da una louge “open air” di forma piramidale, che richiama la grande “palapa” del Pavillion, lo storico ristorante che ha contribuito a rendere famoso questo resort. Il Beach Grill, invece, presenta una nuova architettura “pied dans l’eau”, ingrandita per offrire agli ospiti un maggiore spazio in cui godersi i pasti, con viste strepitose sulla baia del Little Dix.

Il design di questi nuovi spazi rende omaggio alla visione di Laurence Rockefeller di un resort che facesse convivere un rifugio di lusso con il suo ambiente naturale.

Un restyling completo è stato realizzato anche negli interni dei due storici ristoranti del resort, lo Sugar Mill e il Pavillion, mantenendo intatte le strutture esterne.

Dal 21 novembre 2016 è invece possibile ristorarsi nuovamente al “The Estate House”, lo storico ristorante e bar di Jumby Bay, il lussuoso island-resort situato su un’isola privata a pochi minuti dalla costa di Antigua. Il restyling, costato 6 milioni di dollari, ha riportato al suo originario splendore la casa colonica risalente al 1830. Si tratta dell’edificio più antico di Jumby Bay, un tempo fulcro della piantagione di canna da zucchero.

Il nuovo Estate House ospiterà un ristorante principale, un bar, una sala dei vini e tre nuove sale da pranzo, ciascuna con un diverso menu di ispirazione isolana.

A Jumby Bay, un’isola di 300 acri sulla quale le auto non possono circolare, moderni dettagli di lusso sono stati sapientemente ed esteticamente combinati all’ambiente naturale. Tutte le camere e le ville sono immerse nel verde rigoglioso di palmizi secolari e si affacciano direttamente sulle due spiagge private. Oltre alle 40 camere e suite il resort offre infatti 18 ville con trattamento full inclusive. Un modo per godersi l’isola senza rinunciare per nulla alla propria privacy. L’ultima arrivata, a inizio 2017, è Pure Turquoise, oltre 1.700 mq affacciati sulla spiaggia bianca di Jumby Bay, 7 camere da letto, piscina riscaldata di fronte al mare e, ciliegina sulla torta, chef, housekeeper e maggiordomo dedicato.

Oggi Jumby Bay appartiene interamente a un gruppo di tenutari che assicurano all’isola di rimanere un rifugio appartato e incontaminato. Come risultato, Jumby Bay Island possiede uno dei maggiori patrimoni ecologici isolani.

Nello sforzo di preservare e mostrare le sue bellezze naturali, Jumby Bay rimane costantemente fedele al suo programma di sostenibilità, perseguendo iniziative volte al mantenimento dell’ambiente e delle specie indigene in via di estinzione, come le tartarughe di mare Hawksbill, la gazza bianca White Egret e la pecora Persian Black-Headed.

Le acque di scolo vengono purificate, stoccate in cisterne e utilizzate per l’irrigazione, mentre l’erba, il fogliame e i rami di potatura vengono convertiti in pacciame e concime per l’intera isola.

Questo atteggiamento conservativo è condiviso da tutti i tenutari e proprietari di ville che sono obbligati ad installare impianti di riscaldamento idrico a pannelli solari e cisterne di raccoglimento dell’acqua piovana per l’irrigazione. Anche gli ospiti di Jumby Bay sono invitati a prendere parte a queste attività ambientali attraverso il programma di conservazione delle tartarughe “Hawksbill”, che è il più duraturo progetto privato nel suo genere, focalizzato allo studio scientifico della sopravvivenza e del recupero di queste preziose tartarughe indigene.

Michela Perrone