La Barriera Corallina continua a morire dopo lo sbiancamento

27 ottobre, 2016 nessun commento


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Colpita dal maxi evento di sbiancamento dei coralli, la Grande barriera australiana continua a morire, anche a causa di predatori e malattie che stanno infettando i coralli già indeboliti. E se in alcuni nel “reef” la simbiosi con le alghe si è ristabilita, nel tratto settentrionale della barriera i danni non sono mai stati così pesanti.

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Il bollettino sullo stato di salute dell’ecosistema patrimonio Unesco arriva dall’ARC Centre della James Cook University che ha avviato un nuovo monitoraggio ad hoc. “A sei mesi dall’estrema ondata di calore sottomarina registrata tra 2015 e 2016 – spiegano gli scienziati – molti dei coralli sbiancati sono morti in un terzo della barriera, a Nord. E l’ampia devastazione ora è peggiorata da malattie e predatori”. Il quadro completo sulla mortalità dei coralli si avrà solo alla fine delle rilevazioni, a metà novembre, ma i primi dati non sono incoraggianti. Solo intorno a Lizard Island, uno dei paradisi dei turisti, i coralli vivi a marzo erano il 40%, ora sono sotto il 5%.

shutterstock_41937388Il fenomeno di sbiancamento si verifica quando per effetto del calore i coralli espellono l’alga vitale (che dà loro colore), andando incontro alla morte se non riescono a recuperarla. Si tratta dell’evento più grave mai registrato, peggiore del primo nel 1998 e del secondo nel 2002. Il riscaldamento globale, per gli scienziati è l’imputato numero uno, mentre la particolare intensità di El Nino è considerata un’aggravante. Oltre a colpire i coralli di tutto il mondo, i danni peggiori – anche per l’importanza dell’ecosistema – riguardano la metà settentrionale della Grande barriera australiana. Qui già ad aprile in 84 scogliere esaminate fra Townsville e Papua Nuova Guinea il 35% dei corali era già morto o era agonizzante. “E nelle prime immersioni non abbiamo visto molti sopravvissuti”, afferma Andrew Hoey, uno dei ricercatori. “I coralli ancora vivi sono mangiati dalle lumache”, aggiunge, e quelli più deboli “sono più vulnerabili alle malattie. Molti sopravvissuti non sono in grande forma”.

La buona notizia è che nel tratto centrale e meridionale della barriera, già debolmente interessato dal fenomeno, i coralli colpiti stanno recuperando e sono in buone condizioni. Al danno ambientale del deterioramento della barriera, inestimabile anche considerando le numerose specie animali che vivono in simbiosi con i coralli, si aggiungono quelli economici. Le attività turistiche collegate danno lavoro a 70 mila persone soltanto nello Stato australiano del Queensland e i “reef” sono fonte di sicurezza alimentare per molti piccoli Paesi tropicali.

ANSA