Sari, come sceglierlo e indossarlo

17 dicembre, 2014 nessun commento


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L’eleganza semplice dell’abbigliamento indiano è un qualcosa che ha attraversato i secoli mantenendo intatto il suo fascino. Nessuna immagine è più evocativa dell’India di quella di una donna in sari, l’abito tradizionale più longevo della Terra. Sin dagli albori della civiltà indiana la tessitura è sempre stata tra le attività più venerate e praticate, al punto da far fluire i suoi termini più tecnici in quelli del pensiero filosofico. Ma ciò che ha preservato il sari (il nome deriva dal sanscrito chaira ed è in realtà di genere femminile) nel tempo sono state soprattutto le infinite possibilità di personalizzazione. Ogni epoca, ogni casta, tribù e regione dell’India ha il suo stile di drappeggiare il sari.

 

Il sari attuale è composto da una striscia di stoffa (può essere di seta, cotone, sintetico o altro), solitamente lunga tra i 5 e gli 8 metri e larga tra il metro ed il metro e quaranta. Il metodo più noto per indossarlo è lo “stile Nivi e consiste nell’avvolgere la stoffa intorno al punto vita per poi farla risalire lateralmente, appoggiandola sulla spalla, coprendo l’ombelico e lasciando scivolare la parte finale, detta pallu, sulla schiena.

 

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Se pensate di cavarvela così facilmente sappiate che ufficialmente sono riconosciuti oltre 80 diversi modi di indossarlo, quindi per diventare esperti occorre tanta pratica. Ogni stile necessita di una diversa lunghezza di tessuto e quindi ogni zona dell’India ha sviluppato una diversa tessitura in funzione delle misure tradizionalmente richieste. Le lunghezze maggiori sono poi chiaramente riservate agli abiti più ricchi di lavorazioni, con bordure in oro e pallu a decorazione più elaborata.

Assieme al sari va acquistata la choli, una ridottissima blusa a bolero che funge da reggiseno e dovrebbe vestire molto attillata al corpo, tanto da rendere consigliabile di farla confezionare su misura. Un altro accessorio importante è la pavadai, una sottogonna di cotone, sempre in nuance, con chiusura a coulisse in vita: su di essa vanno fissate le pieghe del sari, appena sotto l’ombelico.

Oltre al drappeggio, è ovviamente molto importante la scelta del tessuto, che varia in base all’occasione, riservando la seta ed il broccato alle situazioni più formali. Ai giorni nostri le donne indiane scelgono il sari in base ai loro gusti personali ma la tradizione attribuisce un preciso significato anche al colore dell’abito: il rosso è il colore delle spose, associato alla fertilità ed alla sensualità; il giallo è legato alla spiritualità, alla religione ed alla nascita e quindi viene tradizionalmente indossato anch’esso dalle spose o dalle donne che hanno partorito di recente; il bianco, colore del lutto in India, viene riservato ai riti funerari e alle vedove; il blu è tradizionalmente associato alle classi inferiori, dato che secondo gli Hindu il processo di fermentazione per ottenere questo pigmento era impuro e le caste più elevate si rifiutavano di utilizzarlo; il verde invece era molto popolare tra le donne musulmane

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