Stoffe Batik a Bali

24 luglio, 2015 nessun commento


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Chi ha la fortuna di visitare la splendida isola dell’Indonesia si imbatterà facilmente nelle pregiate stoffe Batik, caratteristiche di Bali. Questi tessuti (principalmente seta, cotone o lino), variopinti, floreali e realizzati con maestria attraverso un’arte che si tramanda da secoli, hanno la capacità immediata di catturare lo sguardo che, subito, scivola lungo il disegno per apprezzarne tutte le sfumature e le intricate geometrie.

Si tratta di una particolare lavorazione pittorica originaria proprio di Bali da cui, sembrerebbe, ha ereditato parte del nome: “ba”, infatti, in lingua locale vuol dire “molti”, mentre il termine “tik” indica i “punti” da cui è composta la raffigurazione (“molti punti”). Un’altra interpretazione sulle radici del nome, seppur molto vicina, riporta invece che il sostantivo “batik” deriverebbe dall’indonesiano “amba” (scrivere) e “titik” (punto, goccia).

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È una tecnica unica nel suo genere, dove solo la pazienza di esperti artigiani riesce a regalare, a lavoro terminato, autentiche opere d’arte. In pratica consiste nel colorare i filati “a riserva” (cioè con tintura parziale), mediante la copertura delle zone che non si vogliono tinte tramite cera o altri materiali impermeabilizzanti (argilla, resina, paste vegetali, amido).

Inizialmente il “privilegio del Batik” era riservato solo alle donne nobili; solo successivamente divenne costume nazionale e si diffuse nell’arcipelago.
Presto, infatti, rappresentò il linguaggio grazie al quale si esprimeva la filosofia giavanese, fortemente simbolica, che ispirava tutto il ciclo della vita, in particolare, nei momenti salienti dell’esistenza (nascita, matrimonio, malattia). Un vero e proprio mezzo di comunicazione che prevedeva negli abiti colori e fogge specifiche per ogni uso, classe o rango.

Un po’ di storia. I primi ritrovamenti di frammenti di lino, relativi alle tecniche di tintura a riserva, provengono addirittura dall’Egitto e risalgono al IV secolo: sono bende – imbevute di cera poi graffiata con uno stilo appuntito – destinate alle mummie, tinte con una mistura di sangue e cenere e, alla fine, lavate con acqua calda.
In Asia questo processo era praticato in Cina durante la dinastia T’ang (618-907), in India e in Giappone nel periodo Nara (645-794). Risultano tracce anche in Africa, dove il Batik era originariamente conosciuto dalle tribù Yoruba in Nigeria, Soninke e Wolof in Senegal. In Indonesia è da sempre strettamente legato a cerimonie rituali e, insieme a tecniche a riserva come l’ikat e il Plangi (Giava, Bali), raggiunse, nel tempo, grande raffinatezza esecutiva e complesse iconografie.

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Ma come ha fatto il Batik ad arrivare fino a noi? In Europa l’arte del Batik viene descritta per la prima volta nella “Storia di Giava”, pubblicata a Londra nel 1817 da Sir Thomas Stamford che fu governatore dell’isola. Nel 1873 il mercante olandese Van Rijekevorsel donò degli esemplari da lui raccolti in un viaggio in Indonesia al museo etnografico di Rotterdam. Infine, mostrato all’esposizione universale di Parigi del 1900, il Batik indonesiano iniziò a riscuotere ampio successo presso il grande pubblico, cominciando ad influenzare il gusto degli artisti che ne trassero ispirazione.

Come riconoscere un Batik di qualità? Diciamo che una buona regola è questa: maggiore è il numero di colori e la complessità del disegno e migliore è la qualità del prodotto anche se, ovviamente, rispetto agli abiti già confezionati di fattura grossolana, il prezzo è più elevato. Tra i disegni tradizionali del Batik troviamo:

Cemurikan: disegno con dei raggi;

Kawung: simbologia numerica legata al numero quattro (rappresenta il frutto di palma da zucchero);

Gringsing: a scaglia di pesce;

Nitik: imita un tessuto indiano con piccoli punti quadrati;

Parang rusak: spada spezzata, riservato ai principi, nobili e ufficiali;

Sawat: rappresenta le ali di un uccello mitico il Garuda, è simbolo di potere;

Senen: bocciolo, ripete continuamente i simboli dell’energia che anima il cosmo (alberi, casa, vento, terra, viticci e animali);

Udan liris: pioggia leggera, segni minuti tracciati tra linee diagonali, simbolo di fertilità legato alla terra;

Tambal: patchwork di triangoli tutti con disegno differente;

Incredibile pensare che dietro a quello che molti viaggiatori considerano un semplice souvenir ci sia tutto questo!

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