Las Terrenas, un paradiso incontaminato

24 agosto, 2014 nessun commento


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Provate a chiedere anche a un viaggiatore esperto ciò che conosce della penisola di Samanà nella Repubblica Dominicana e con ogni probabilità udirete i grilli prima di sentire una qualsiasi risposta. Nonostante la sua incredibile bellezza, questo promontorio selvaggio e meraviglioso contornato da spiagge spettacolari, che si protende dalla costa nord-orientale del paese, cade sotto i riflettori solo da gennaio a marzo, quando le megattere fanno ritorno al luogo di accoppiamento nelle calde acque al largo della penisola di Samanà seguite da barche cariche di cosiddetti ecoturisti. Ma vi è un valido motivo per avventurarsi in ogni stagione dell’anno in questo splendido gioiello della natura ancora poco affollato e in particolare visitare Las Terrenas, una cittadina in via di sviluppo fronte mare. Con un’atmosfera bohémien nata dal suo melange di influenze multiculturali (qui si ha la stessa probabilità di sentire parlare in francese o in italiano che in spagnolo), questo villaggio di tranquilli pescatori di un tempo incanta i visitatori in cerca di un’alternativa ai mega-villaggi turistici e alle strutture all-inclusive della Repubblica Dominicana. Saltate quindi sul vostro SUV a noleggio, sfidate i tornanti adrenalinici della regione e andate alla scoperta del segreto dei Caraibi che tutti vorranno presto conoscere.

Fermarsi nel centro di Las Terrenas nelle ore di punta, o ciò che passa per ora di punta in questo avamposto caraibico, può
essere un po’ opprimente. Motoconchos carichi di famiglie gareggiano nell’incrocio principale con camion della Coca-Cola, veicoli fuoristrada e anche sporadiche biciclette. Ma una volta superata questa prima barriera sarete ricompensati sul lato costiero dalle tante meraviglie di Pueblo de los Pescadores. Anche se le sue origini di villaggio di pescatori restano facilmente evidenti, un flusso di emigrati provenienti da Francia, Italia e Spagna stanno plasmando con entusiasmo un’identità nuova di zecca, un’identità concepita per attirare i visitatori nei piccoli alberghi, nelle pasticcerie e nei bar di tapas, che adesso abbelliscono le facciate dei negozi un tempo occupati dai pescatori.

Sia ben chiaro, le barche continuano a uscire in mare ogni mattina, come hanno sempre fatto. Ma adesso c’è un intero nuovo gruppo di destinazioni per il pescato del giorno, dal momento che chef europei competono con i locali per riempire le cucine dei loro bar e ristoranti con un’abbondanza di granchi, mahimahi, dentici, gamberi, vongole ed aragoste abbastanza grandi da sfamare quattro persone.

Da qui, le strade si diramano per rivelare altri caffè e bar, oltre a una grande varietà di negozi. Molti sono di proprietà di emigrati, ma i souvenir d’obbligo sono di produzione dell’isola, dai notevoli rum dominicani: Barcelo, Bermudez e Brugal, alle statuette in legno intagliato di balene, tartarughe e yolas (barche da pesca) che commemorano l’eredità marinara di Las Terrenas. Anche i prodotti artigianali realizzati con materiali indigeni sono molto popolari, come gli oggetti fabbricati con i gusci di noce di cocco disposti lungo gli scaffali di Nativ’Arte e i gioielli personalizzati in larimar e ambra della gioielleria Blue Corazon.

Poi, naturalmente, ci sono i sigari. Persino i sigari dominicani di bassa qualità competono con quelli cubani più rinomati e solo pochi li sanno rollare come Mundo Puro Victor Maximo, che ha perfezionato la sua tecnica nel corso di 17 anni.

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