Voglia di Capri: un’isola del Mare Nostrum

17 settembre, 2015 nessun commento


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shutterstock_262804838-minAlzi la mano chi, quando pensa a Capri, immagina subito sullo sfondo le nette sagome dei Faraglioni. Tre picchi che emergono prepotentemente dalle acque. Gli eterni guardiani dell’isola hanno un nome: il primo, unito alla terra, si chiama Stella, il secondo, separato dal primo per un tratto di mare, Faraglione di Mezzo (quello in cui si apre un arco) ed il terzo Scopolo o Faraglione di Fuori. Su quest’ultimo vive la Podarcis sicula coerulea, vale a dire la “lucertola azzurra dei Faraglioni”, che ha scelto questo ambiente come dimora unica e privi- legiata: è il solo luogo, infatti, dove è possibile avvistarla. Si dice che abbia assunto queste tonalità per mimetizzarsi perfettamente con mare e cielo.

 

I Faraglioni hanno sempre esercitato un grande interesse per i turisti. Gli isolani li considerano pilastri portanti dell’essenza caprese e non sono pochi i film che li utilizzano come scenografia d’eccezione. In “Un jeans e una maglietta” (1983), uno dei primi “musicarelli” di Nino D’Angelo, quel genere tra cinema e canzone popolare che ebbe una certa fortuna in Italia, i Faraglioni erano tra gli indiscussi protagonisti della trama. Verso la fine della pellicola, uno dei personaggi, facendo il verso alla celebre scena in cui Totò vende la fontana di Trevi, nell’intento di conquistare una turi- sta, si attribuisce la proprietà dei tre giganti, svelando l’intenzione di voler costruire una mega villa in grado di annettere tutte e tre le rocce attraverso un enorme ponte.

 

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Un angolino di Mediterraneo descritto in pagine di diari e lettere. Sorci segreti che ancora sussurrano il profilo di Antonio De Curtis, gli occhi sconfinati come il mare di Massimo Troisi e la danza delle dita del celebre pianista Peppino. Ma anche i giardini odorosi, terrazze a picco sulle acque, diventano, con le loro pergole, fioriti templi dell’anima. Porto sicuro di scrittori e uomini di cultura come lo svedese Axel Munthe che, sull’altopiano di Anacapri, si rifugiò presso Villa San Michele.

 

shutterstock_132547757-minAll’ora dell’aperitivo il centro storico si anima nella “Piazzetta”, mentre la natura esplode tra vegetazione, cale e grotte, e, in estate, piccole processioni di bambini vestiti da santi invadono gli stretti vicoli. Al profumo di ginestre e fichi si aggiunge quello che, verso mezzogiorno, si diffonde dalle abitazioni nelle strade: basilico, cipolle, pomodori, specialità di pesce che stuzzicano e confondono i sensi, spingendo le suole a iner- picarsi alla scoperta di una perla di mistero e contraddizioni. “Una regina di rocce” mai scontata o uguale a se stessa, dalle infinite prospettive. Un’imperatrice, custodita dai Faraglioni, che dà per certo solo il suo fascino micidiale e senza tempo.

 

 

Sapevate che… Il fuoco può accendersi anche sott’acqua? Nella Grotta Azzurra, una delle attrazioni più famose di Capri, è così. Tra le onde, si svela infatti la magia resa possibile da un’imbarcazione a remi che si muove in piccoli gruppi da quattro persone. I raggi del sole, come in un ipnotico caleidosco- pio, si irradiano in questa cavità naturale lunga circa 60 metri e larga 25.

 

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L’ingresso misura in altezza poco più di un metro e per entrare il marinaio vi chiederà di restare distesi sul fondo della barca, dandosi lo slancio grazie a una catena fissata alla roccia. All’interno lo spettacolo vi lascerà letteralmente senza fiato. Noi vi avevamo avvisato: ora ci credete che il “fuoco” può accendersi anche sott’acqua?

 

Antonella Andriuolo

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